Lettera di un adolescente innocente che vuol lavorare

Cari amici, quest’oggi voglio sottoporre alla vostra attenzione una e-mail arrivata al blog da un giovine lettore, Adamo di Roma.

Sebbene confuso su molti termini a cui noi cercatori di lavoro siamo avvezzi e, per definizione, senza esperienza, il giovane pare avere le idee piuttosoto chiare in merito ad alcune dinamiche lavorative.

Senza indugio, voglio proporvi il testo integrale della e-mail in modo che possiate anche voi leggere l’ingenua incredulità che il nostro amico ha voluto mettere nero su bianco:

Caro Lavorareconfermezza,

mi chiamo Adamo, ho 19 anni e sono italiano. Italianissmo direi, pensa che de cognome faccio Mameli.

Vabbeh, che te frega de questo. Piuttosto, quello di cui ti volevo parlare, dato che vedo che me pari esperto de ste cazzate (ma mica ho capito ma te hai mai lavorato?), un consiglio sul mondo del lavoro, appunto. Con fermezza, si intende

Cioè io ora non lavoro no? Non c’ho il diploma ancora perché me voglio perfezionà. Cioè, io leggo in giro che mò per cercare lavoro devi aver fatto un sacco de scuole beh…io non capisco perché nun me chiamano, a me. In 5 anni de scuola superiore ne ho cambiate 3: un anno al liceo classico, due al professionale ed 1 a un istituto de scienza sociale (me c’ero iscritto perché mo pure mi madre e mi padre rompono le palle cor fatto che devi sapè i social network eccetera eccetera).

Beh? Io me guardo attorno e non vedo tutta sta ggente che può dì che ha fatto 3 scuole, solo nelle superiori! Eppure nun me chiamano.

L’università nun lo so se la faccio. L’ha fatta un mio cuggino e mò fa il dialogatore, parla con la gente pe strada, mica ho capito. Non so, magari è un bel lavoro, ma a me mica me piace rompe le palle alla gente, io sono per il vivi e lascia vivere.

E poi dicono che devi masterizzà. Pure. E io l’ho comprato il masterizzatore: fa i ciddì, i divudì’ e pure i blurei. L’ho messo sul curriculum ma nun me chiamano.

Su un giornaletto dicono che quelli tra i 15 e i 24 anni il 39% non studia ne lavora. E ce credo.

Io un volta ho lavorato. Era un’estate che m’avevano bocciato e mi padre a calci in culo me c’ha mandato a lavorà, alla pizzeria de un amico, Giorgetto. Aò, un culo così me faceva fa: porta le pizze, pulisci pe tera, m’ero imparato pure a fà l’impasto, pensa. E me piaceva, me piaceva lavorà. Poi giorno de paga, vado dal capo, da Giorgetto insomma, che mi doveva 100 euro, come da accordi. Vado e quello mi fa: <Adà, mo sto mese non te li posso da i soldi, che non s’è lavorato abbastanza. Ma poi tu sei ggiovane, devi imparà, sei staggista, famo che pago il mese prossimo, sempre che ci sia stato lavoro>. Cioè hai capito? Io ho lavorato, bello e  contento, per un mese intero e quello nun m’ha pagato? Ma te pare normale come cosa? Cioè io non c’ho esperienza e magari non capsico un cazzo ma non me pare normale sta cosa, no?

Dicono  devi avè esperienza, certo. Ma a me sembra che più che esperienza la pazienza ce vo’. E pure tanta.

Te che sai tutto,e  t’atteggi da signore col lavoro dell’altri, un lavoro per me ce l’hai? Pagato, s’intende.

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